Missione: ARICA

ARICA – CILE (1952-1956)

 
Nome in latino: Domus Ordinis in loco v. Arica
 
Nome in lingua attuale: Arica
 
Nazione: Cile
 
Arrivo dei primi missionari: 1 aprile 1953
 
Provincia incaricata: Provincia di S. Angelo.
 
Sviluppo della missione: Il 1°aprile del 1953 P. Francesco Napolitano e P. Giuseppe Daniele, entrambi da S. Marco in Lamis (FG), giunsero ad Arica in Cile. Qui conobbero il parroco don Manuel Mella, unico sacerdote dell’unica chiesa, dedicata a San Marco evangelista, presente in un paese di 40.000 abitanti. Il P. Francesco scrisse anche al provinciale P. Antonino da Sant’Elia a Pianisi diverse lettere presentando con parole entusiaste la proposta di don Manuel di prendere quella parrocchia. Così dopo poco tempo il vescovo di Iquique, Mons. Aquilar fece il decreto con cui nominava parroco, pleno jure, P. Francesco e P. Giuseppe vice-parroco e “missionario delegato” per l’assistenza religiosa ai paesi dell’interno della provincia di Arica, in piena Cordigliera. Dopo un anno di permanenza il Provinciale chiedeva ai due i nomi dei missionari che dovevano arrivare dall’Italia come primo gruppo. Dopo questa comunicazione P. Francesco scrisse otto nomi, che inviò al provinciale in Italia. Nel frattempo in Provincia venne celebrato il capitolo provinciale elettivo nel quale venne nominato un provinciale forestiero, P. Teofilo dal Pozzo, della provincia di Firenze; questi scrisse che i missionari richiesti non potevano partire, perché il Ministero degli Esteri italiano non concedeva passaporto a missionario o missionaria di qualsiasi Ordine o Congregazione, per volontà del sommo pontefice Pio XII, sommamente preoccupato per la grande forza del Partito Comunista in Italia. Verso il mese di gennaio del 1956, dopo il tentativo scritto per ottenere la concessione dei passaporti ai missionari al Sommo Pontefice tramite il vescovo di Iquique e dietro suggerimento del nunzio apostolico del Cile Mons. Sebastiano Baggio, andò a farli visita in Arica il provinciale dei cappuccini di Pamplona, diretto verso i suoi frati in Ecuador. Questi comunicò che aveva ricevuto un avviso telegrafico dal P. Generale di andare lì ad Arica per vedere se poteva prendersi l’impegno di mandare missionari. Dopo aver guardato l’ambiente territoriale e dopo aver sentito le notizie dei due missionari, il provinciale di Pamplona disse che personalmente non si sentiva di prendere quest’altra missione dopo quelle delle Filippine, Ecuador e Australia; però tornando in Provincia avrebbe posto in discussione l’argomento con i definitori e per posta aerea avrebbe data la risposta decisiva. Difatti arrivò prima la risposta del Papa al Vescovo di Iquique, che andò personalmente ad Arica per farla leggere ai due missionari. I concetti della lettera erano questi: il Papa lodava il fervore e l’interessamento apostolico del vescovo; apprezzava la sua devozione verso i Cappuccini; lo avrebbe accontentato col mandargli cappuccini, però non italiani ma spagnoli.
 
Tre giorni dopo la lettera del Papa giunse anche la risposta del provinciale di Pamplona, che per volontà esplicita del Sommo Pontefice inviava quattro frati, che verso il mese di marzo del 1956 si sarebbero dovuti imbarcare sulla nave italiana “Umberto Biancamano”. A questo punto P. Teofilo dal Pozzo mandò una lettera a P. Francesco e a P. Giuseppe. In questa lettera il provinciale comunicava che in Arica sarebbero dovuti andare i cappuccini di Pamplona e che loro due, volendo rimanere, avrebbero dovuto dipendere da loro, diversamente potevano chiedere il rimpatrio. I due scelsero il rimpatrio. Così nel giugno del 1956 i due missionari s’imbarcarono per il lungo viaggio di ritorno verso l’Italia. Si concludeva in questo modo con un nulla di fatto la missione informativa per cui erano stati mandati in Cile.
 
Fonti e bibliografia: Archivio provinciale dei Cappuccini-Foggia (= APCF): Cartella Missione America Latina (Bolivia, Cile) – Anni 1952-1956; Libro delle determinazioni (1840-1961); Circolari dei Provinciali: P. Teofilo dal Pozzo della Chiana (1953); Testimonianze dattiloscritte di fr. Giuseppe Daniele da S. Marco in Lamis, missionario e testimone.